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Tra gratificazione e investimento, torna la voglia di gioiello

Gismondi 1754 torna a produrre forte di una collezione lunga un anno

Come accade all'indomani di ogni crisi, dopo ogni momento critico, torna la voglia di gratificarsi con qualcosa di importante, un regalo speciale. Un gioiello, se possibile. Non è revenge shopping. Non lo può essere, per una semplice questione di costi. Ma soprattutto perché non siamo affatto 'dopo' la crisi innescata dalla pandemia da Covid-19. Siamo ripartiti. In parte, almeno. "E un po' la storia che ce lo racconta: dopo un primo momento di grande instabilità, le persone tendono a diventare più concrete e a volere investire su beni tangibili, nel nostro caso anche gioielli importanti", spiega a Luxury&Finance Massimo Gismondi, Ceo e direttore creativo di Gismondi 1754, sbarcata lo scorso 18 dicembre a Piazza Affari. La maison, che ha riperto proprio oggi la produzione, non ha avvuto grandi scossoni, al momento, dallo stop produttivo. "Tutta la parte di ideazione, disegno e prototipazione è continuata, in smartworking. I lavori cosiddetti 'a scrivania' sono andati avanti, compresa la prototipazione in 3D. "Abbiamo portato avanti tutta una serie di progetti che, adesso che la filiera produttiva è di nuovo operativa, possono ripartire nel rispetto del timing legato alla presentazione delle collezioni". La verità è che proprio durante il periodo di fermo forzato, "abbiamo lavorato a molti più disegni rispetto a quello che avremmo fatto in una situazione normale: abbiamo potuto davvero sviluppare la nostra creatività e addirittura lavorare alle collezioni per il prossimo inverno" spiega Gismondi. Insomma, il lockdown ha dato l'assist alla parte creativa e progettuale, tanto che, volendo, ci sarebbe materiale per un anno intero. Ci saranno modifiche e correzioni, magari anche della creatività nuova, ma è innegabile che "avere delle collezioni già approvate ci permette di giocare d'anticipo". Non è tutto. "Abbiamo avuto l'accortezza - spiega il ceo - di produrre la nuova collezione entro gennaio, con la conseguenza che il fermo produttivo che c'è stato non ha rallentato alcunché. Volevamo essere pronti e in linea con quello che era nostro piano industriale 2020 per la prima fiera, quella di Vicenza, che doveva essere a fine mese. A fine febbraio ci sarebbe stato l'appuntamento in Qatar per arrivare poi alla fiera di Las Vegas a fine maggio. Eravamo pronti. Nel momento in cui c'è stato il fermo produttivo non abbiamo cessato le vendite perché, grazie al magazzino piuttosto ampio preparato proprio per le fiere, abbiamo potuto comunque consegnare i gielli. Tra l'altro, una parte dello stock era già stato spedito in America, nostro primo mercato, e una parte in Svizzera, dove abbiamo la filiale che serve il mercato locale e le fiere europee. Per quantro riguarda il Medio Oriente, in tutti i casi non avremmo potuto spedire fino alla fine del ramadam, a fine aprile". 

Ma Gismondi ha lavorato anche in accelerazione sul digitale, un tema che si sarebbe dovuto svolgere compiutamente nel 2021. "Abbiamo anticipato tutto il progetto a inizio 2020, proprio in forza della situazione di emergenza che abbiamo vissuto. Non potendo essere operativi con i nostri negozi e concessionari, abbiamo deciso - spiega Gismondi - di accelerare le aperture dei nostri canali on-line che sono essenzialmente tre. Il primo è legato ai social media, il secondo alla nostra piattaforma e-commerce, che è stata operativa solo per alcuni clienti e che ora è online per tutti. Infine abbiamo siglato l'accordo con una piattaforma internazionale, Moda Operandi, che ci permetterà di avere una grande visibilità".

C'è poi un quarto canale, più tailor made. "Con i clienti stiamo lavorando attraverso delle camere virtuali, spazi on-line attravaverso i quali facciamo vedere i nostri gioielli, le collezioni e private view virtuali. In attesa di incontri one to one, è stato "uno strumento che ha dato un ottimo risultato; un modo di lavorare che, in parte, sarà il futuro". E "da parte nostra ci saranno degli investimenti in merito". D'altra parte, "dobbiamo imparare a convivere con questo virus, perché non è che quest'estate sarà scomparso o a dicembre non ci sarà più. E' qualcosa che sarà sempre purtroppo presente in mezzo a noi fino a quando non arriverà un vaccino che ci consentirà di sconfiggerlo in maniera definitiva. Circa le conseguenze sul business, "fino a giugno - luglio non saremo in grado di capire per diversi motivi. Innanzitutto dobbiamo considerare la stagionalità del nostro lavoro. La maggior parte del nostro fatturato viene registrato da giugno, nel secondo semestre. La flessione delle vendite non ha avuto un impatto importante, perché è caduta in un mese, marzo, che è uno dei peggiori dell'anno". E poi, ad aprile, è tornata la voglia di investire e acquistare. "Clienti che avevano rimandato acquisti a gennaio, hanno ricominciato a farsi sentire proprio in aprile".

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