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Ferruccio Lamborghini, "abbiamo accelerato mentre tutti si fermavano"

Nasce Tonino Lamborghini Luxury Surfaces, a seguito dell'accordo con Italcer Group

Ex pilota di moto, Ferruccio Lamborghini, l’erede dell’impero Tonino, Lamborghini a gennaio festeggia 30 anni di vita e 6 in azienda. Nel giorno in cui lancia l’accordo con Italcer, racconta a Luxury&Finance come ha iniziato sulle orme del padre per poi dare la sua impronta con un nuovo business model: ribaltata la proporzione fra licenze e in-house, più voce su design e investimenti, compresi hospitality e real estate. Nell’anno nero del Covid, Tonino Lamborghini segna il pareggio e lavora per festeggiare i 40 anni del marchio, nel 2021. 

Si chiama Tonino Lamborghini Luxury Surfaces ed è la collezione di pavimenti e rivestimenti a marchio Tonino Lamborghini che nasce dall'accordo siglato con Italcer, hub del design per ceramica e arredo bagno alto di gamma. Se qualcuno fosse rimasto fermo a occhiali, orologi e pelletteria, aggiorni rapidamente il file perché l’azienda, che l’anno prossimo compie 40 anni, ha già messo in pista la terza generazione di imprenditori e va avanti a testa bassa, come il toro Miura del suo logo sa ben rappresentare. Riavvolgiamo rapidamente il nastro. Era il 1981 quando il figlio del patron Ferruccio – cui si devono caloriferi, trattori e le auto di lusso che fanno brillare gli occhi a tutto il mondo, Batman e Rocky compresi – ereditò l’impero del padre, (tranne l’azienda automobilistica nel frattempo già ceduta), puntò tutto su nome e naturalmente cognome, per il cui utilizzo commerciale ha vinto un’importantissima causa che ha fatto giurisprudenza. Essendo uno spirito creativo, Tonino si dedicò a occhiali, orologi, pelletteria, ma soprattutto costruì la sua fortuna attorno a un silenzioso e capillare progetto di licensing su una vasta gamma di prodotti: dai profumi agli arredi, dal caffè agli energy drink. Il posizionamento era sempre in una fascia medio-alta, ma l’esternalizzazione a volte dava problemi, soprattutto a livello di controllo commerciale e distributivo. Così, quando nel 2015 è entrato a fare gavetta il primogenito Ferruccio (classe 1991), in azienda è entrata anche tutta la sua determinazione a cambiare le cose.  Sarà che condivide con il nonno il nome, sarà che condivide con lui un segno di terra (Ferruccio senior del Toro – ça va sans dire – Ferruccio junior del Capricorno), fatto sta che con lui il business model si è progressivamente evoluto da una preponderanza del licencing (dall’80% del 2015 alla prospettiva del 30% nel 2024) a una netta preferenza per la gestione diretta. Sugli accessori core (orologi, occhiali e pelletteria, rivolti soprattutto al mercato luxury estero) sono state progressivamente prese decisioni più consapevoli e dirette in merito a design e produttori, mentre sono state siglate nuove joint venture per i vini, le golf cart e i device IoT, smartphone compresi, Già, perché in Tonino Lamborghini i motori sono rimasti ma sono elettrici e montati su motorini, city car e golf cart appunto, ma non c’è praticamente settore su cui non sia stato applicato il toro su scudo rosso, compresi ristoranti e real estate per cui si producono rubinetti brandizzati e piastrelle extralusso.

Siete nel mercato della ceramica dal 2014. Che cosa succede con il nuovo partner?

Italcer è di Rubiera (Reggio Emilia), una holding che fa parte di Mandarin Capital Partners. È una realtà molto strutturata, in grado di penetrare molti mercati internazionali e differenziare nel modo giusto il nostro prodotto per segmenti diversi. 

Presentate il vostro come un “design senza compromessi”. Come lo interpretate?

L’idea di mio padre, che io ho accolto e raccolto, è quella di creare qualcosa di riconoscibile. Può piacere o non piacere, ma deve avere quello che chiamiamo “il tocco del marchio”. Se siamo arrivati all’accordo con Italcer, ad esempio, è perché questo partner ha saputo interpretare la nostra idea di design e ha fatto proposte capaci di toccare nel segno, richiamando perfettamente l’heritage del nostro brand.

Tenete molto al made in Italy: la capsule di borse da poco firmata da Ginevra (una delle quattro sorelle di Ferruccio, insieme alla cantante Elettra, ndr.) è prodotta da un laboratorio milanese che lavora con grandi maison, il vino è umbro, gli occhiali sono italiani. Da sempre, però, Tonino Lamborghini predilige il mercato estero. Come mai?

Nemo profeta in patria, dicevano i Romani. Mio padre ha da sempre puntato al mercato fuori dall’Italia perché ha capito che qui sarebbe stato più difficile essere accettati come luxury brand: oneri e onori di chiamarsi “Lamborghini”. Posso però annunciare che stiamo lavorando a un nuovo corso proprio per il nostro mercato.

Con il suo arrivo in azienda nel 2015 è cominciato un passaggio generazionale importante. Visto che prima era stato un pilota di moto, come ha capito come non finire fuori pista? 

Sin da bambino ho ascoltato i racconti delle avventure imprenditoriali di famiglia e io sentivo che avrei, prima o poi, seguito il filo rosso che aveva già legato lo spirito eclettico di mio nonno Ferruccio a quello di mio padre. Quando ho capito che non sarei diventato Valentino (Rossi, ndr.), mio padre mi ha accolto in azienda e ho studiato da vicino quello che aveva saputo costruire. Molti di coloro che ereditano la fortuna dei genitori pensano di saperla più lunga e cominciano a rivoluzionare tutto. Io ho voluto considerare con grande rispetto ciò che era stato fatto in 35 anni e ho iniziato a proporre le mie idee solo quando mi è sembrato il momento. Un anno fa abbiamo completato il passaggio e, anche se mio padre è uscito da molta dell’operatività, io ci tengo che continui a essere presente nelle mie decisioni. La continuità è per me un motivo di grande orgoglio: solo il 15% delle aziende familiari arriva alla terza generazione. Per questo, nel libro che stiamo preparando per i nostri 40 anni, troverete in apertura la sua immagine e poi la mia, al suo fianco.

Questo vostro anniversario arriva dopo un anno particolarmente difficile. Come l’avete vissuto e come siete usciti da questa “piega”?

Sono il fortunato coordinatore di un grande team, che ha sempre continuato a lavorare senza sosta anche nei mesi più difficili. Da parte mia, ho chiesto di prepararci a una guerra, un po’ perché la stiamo vivendo, un po’ perché i conti definitivi dello stop di quest’anno li faremo, appunto, nel 2021. Per questo abbiamo cercato di non subire la situazione, ma di trasformarla in opportunità: abbiamo accelerato mentre gli altri rallentavano. È la stessa scommessa che facevo quando, nelle gare in moto, partivo con le gomme da asciutto anche se l’asfalto era umido: sapevo che si sarebbe asciugato, quindi magari nei primi giri andavo un po’ più piano, ma poi ero pronto a scattare in avanti.

A proposito, il prossimo passo?

Almeno quattro prodotti verranno riproposti in chiave anniversary: un occhio al passato per guardare al futuro.

 

 

 

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