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Luxy alla finestra, pronta a nuove acquisizioni

E intanto lancia collezione di sedie per lo Smart Working

Un momento difficile, ma non privo di opportunità di riflessione e di riorganizzazione del business. Luxy, azienda di sedute della provincia di Vicenza che esporta in 40 paesi del mondo, 8 milioni e mezzo di euro di fatturato lo scorso anno, un budget da 8,5 per il 2020 e ambiziosi obiettivi per il futuro, si guarda intorno, pronta ad aprire dossier che risultino interessanti ai fini della crescita per linee (anche) esterne. "Stiamo guardando al mercato - spiega Giuseppe Cornetto Bourlot, presidente di Luxy - e se ci dovessero essere opportunità, le esamineremo con grande interesse e le porteremo avanti. Abbiamo valutato già lo scorso anno un paio di ipotesi di acquisizioni che poi non sono maturate. Ma siamo ancora più convinti che si debba crescere sia per linee interne sia per linee esterne e continueremo a guardare, esaminare e cogliere occasioni”. In realtà, fa notare, "come in altri settori non mi sembra che ci sia tutta questa vivacità" nel mondo del design, rispetto a operazioni di M&A, "ma credo che sarà un tema che prenderà forma soprattutto dopo la pausa obbligata. Il nostro interesse è fortissimo, ma dobbiamo trovare situazioni interessanti e compatibili". Luxy ha vissuto il lockdown e recuperato bene a maggio e giugno. Un punto interrogativo, invece, resta per il mese di luglio: "oltre al tema della mobilità, manca soprattutto l’attività dei dealer che aprono i negozi, ma scarseggiano di clienti". E se l’estero rappresenta in tempi normali una boccata costante di ossigeno per il settore e per Luxy, con la crisi “il mercato interno ha retto meglio rispetto a quello estero, per un problema di trasporto delle merci. Noi abbiamo un magazzino ‘just in time’: significa che fatturiamo solo nel momento in cui carichiamo la merce”. Ora “abbiamo riaperture programmate negli Emirati Arabi, abbiamo la nostra sede di Londra, auspichiamo che dopo l’estate si torni a regime, ma non vi è dubbio che l'estero abbia dato problemi oggettivi di circolazione”.

Luxy ha una produzione interna, al 100% made in Italy. Caratteristica che rappresenta un "punto di forza", grazie alla "filiera corta". Inoltre, nessun magazzino, ad eccezione di "un caveau dove teniamo le nostre pelli". Una realtà di sedute a forte vocazione internazionale che, in particolare, sta ora lavorando a progetti dedicati al Nord Europa". Ma le nuove leve di crescita sono rappresentate anche dal contract e dal Far East. Qui Luxy lavora "insieme a designer locali. Una novità - sottolinea il presidente - e un apparente controsenso vendere il made in Italy disegnato da progettisti stranieri". Eppure, spiega Cornetto Bourlot, "funziona. Nel Far East amano la capacità, la visione dei loro designer più innovativi. Ma poi chiedono che a valle ci sia la capacità produttiva italiana". 

La novità più recente è rappresentata da tre nuovi modelli di sedute: SmartOffice, SmartLight e SmartBack. Una risposta all'esigenze di home working che l'emergenza sanitaria ha evidenziato. La linea, ribattezzata 'Smart chair, Smart work', intercetta dunque il nuovo bisogno di prodotti funzionali al lavoro agile e ai contesti di home office. Il servizio 'chiavi in mano' di Luxy permette alle aziende di dotare i propri dipendenti di una seduta concepita per lavorare in sicurezza. All'origine di questo progetto uno spunto, racconta il presidente, offerto da "un'antica amicizia con il sociologo Domenico De Masi" legato al tema del telelavoro. Da lì l'idea di "presentare uno o due prodotti per telelavoro al Salone di Milano". 

Con l'emergenza coronavirus, "è inserito un terzo prodotto che riguarda lo smart working e abbiamo completato il progetto sia in termini di marketing, sia di comunicazione, sia di logistica". Oggi alla collezione è dedicato un negozio virtuale sul sito, "mentre stiamo sviluppando trattative molto interessanti con banche, assicurazioni, aziende di servizi, dal momento che sono quelle che tenderanno ad adottare lo smart working più a lungo e contemporaneamente a tutelare la qualità del lavoro e la salute dei propri collaboratori". Intanto Luxy, dopo un "gennaio buono, un febbraio molto buono, un marzo fermo e maggio-giugno a budget" esprime una qualche "proccupazione su luglio, che solitamente è un mese molto buono". La stima della contrazione a fine anno è di circa il 20% a livello aggregato con un -15% per quanto riguarda il mercato interno". L'obiettivo dell'azienda resta quello di crescere ed arrivare a un giro d'affari di 15-20 milioni "se dovesse esserci una qualche acquisizione". 

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