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Mondial Suole pronta ad aggregazioni e in futuro non esclude la Borsa

illimity, ora siamo pronti ad accompagnare le aziende nella quotazione

Un cambio di marcia, un rinnovo della governance, un forte investimento sulla sostenibilità di processo e di prodotto. E 6,5 milioni di euro messi a disposizione da illimity a questo fine in sei anni, ai quali si aggiunge un affidamento di altri 3 per la parte factoring. Il nuovo piano strategico pluriennale messo a punto da Mondial Suole prevede lo sviluppo di numerosi progetti green legati all’economia circolare, sia con riferimento al tema del riciclo dei materiali, sia per quanto riguarda l’utilizzo di materiali ecocompatibili provenienti da scarti di origine vegetale. Un impegno che si è assunto Attilio Mucelli, direttore generale del gruppo, con il suo ingresso nella società marchigiana che da 40 anni produce suole in gomma per i più importanti brand del lusso e del made in Italy. A fine piano l’obiettivo è di raggiungere i 50 milioni di euro di fatturato (oggi sono 40), ma con un sottostante completamente diverso rispetto all’attuale: un prodotto, appunto, rinnovato, ecosostenibile, più complesso e a servizio di chi ha compreso che la componente di sostenibilità del prodotto non solo è un vantaggio competitivo, ma che per una certa fascia di prezzo diventa condicio sine qua non. Possibili anche aggregazioni nel prossimo futuro e un domani anche la quotazione in Borsa non viene affatto esclusa. Ma si deve procedere un passo alla volta. Ora si tratta di managerializzare quanto più possibile la struttura.

“Il gruppo opera nel settore dei fondi per calzature in materiale plastico, quindi utilizza una materia prima che è considerata inquinante. Produce nel sito italiano una quantità di prodotto considerevole e da un po’ di tempo a questa parte, a seguito di una normativa entrata in vigore qualche anno fa, si è mosso con anticipo per dare vita a un prodotto poliuretano eco-compatibile e sviluppando in questo una competenza specifica”, spiega a Luxury&inance Mucelli. “A parte questo, la volontà del gruppo è di intraprendere un processo di managerializzazione importante, per dare un futuro a un gruppo che è stato fondato dagli attuali soci 40 anni fa”. Mucelli entra dunque in azienda con l’obiettivo di “dotare l’azienda di una struttura manageriale”: per fare questo, la prima azione è stata quella di “formalizzare un piano industriale pluriennale che prevede investimenti ecosostenibili”. Il partner ideale viene trovato in illimity.

"Abbiamo esposto i contenuti del piano industriale e da subito, dalla prima riunione, ho riscontato quella sensibilità che andava ben oltre quella tipica dell’intermediario finanziario. Un partner con cui colloquiare usando lo stesso linguaggio, la stessa visione e gli stessi strumenti”. Dunque, il finanziamento “va oltre la dimensione economica, ma abbraccia un modo di condividere strategie che sono proprie del mondo industriale, meno di quello bancario”. E in futuro “ci sarà sempre più una collaborazione che abbraccerà operazioni diverse”. Iillimity nasce due anni e mezzo fa per iniziativa dell’ex consigliere delegato e Ceo di Intesa Sanpaolo ed ex ministro Corrado Passera, “con un progetto chiaro: sostenere – spiega Stefano Ortolano, responsabile dei Crossover nella divisione SME di illimity - aziende ad alto potenziale, ancorché in fase di processi di sviluppo e riorganizzazione piuttosto complessi. È nel nostro dna affrontarli e cercare di sostenerli, soprattutto oggi, in una condizione di mercato particolarmente sfidante”. Oggi, sottolinea ancora Ortolano, “adottiamo un approccio di credito industriale, ci interessano i progetti con sane basi industriali, mentre la finanza per la finanza non è il nostro focus. Nell’ambito del progetto industriale coniughiamo una valutazione che abbia sempre sullo sfondo il concetto più ampio di sostenibilità. Noi corrediamo tutte le nostre operazioni con un rating di sostenibilità che riguarda vari aspetti della vita e attività aziendale. La sostenibilità non è soltanto l’impatto ambientale o l’utilizzo di materiale ecologico e di riciclo, ma riguarda anche aspetti più ampi della realtà aziendale per esempio l’ambito della governance”.

Per Leopoldo Avesani, della divisione SME di illimity, “Mondial Suole a nostro avviso ha potenzialità elevate e soprattutto rappresenta il made in Italy di qualità, che va a supporto di un segmento di mercato che deve essere presidiato da aziende del nostro comparto domestico. Mondial Suole interpreta questo ruolo e soprattutto lo fa in maniera prospettica”. Ciò di cui necessitava, era “un processo di riorganizzazione e managarializzazione che ha una rilevanza anche nell’ambito della sostenibilità: una società può produrre prodotti ad alto contenuto ecologico, ma poi magari ha una governance che vanifica o addirittura spreca tutti gli sforzi”.

Gli investimenti, sia quelli finalizzati al miglioramento dei processi produttivi, sia quelli che prevedono un utilizzo sempre maggiore di materia prima di origine vegetale o riciclo di materiali già utilizzati, “vengono percepiti con maggiore attenzione dai clienti che appartengono alla fascia alta” del mercato, sottolinea ancora Mucelli. Ecco, dunque, che “le maison del lusso sono quelle che meglio sanno apprezzare questi aspetti. Vogliamo essere un partner da privilegiare qualora si vogliano ottenere questi obiettivi green nella produzione e commercializzazione di calzature. Siamo in grado di poter dire che siamo nella condizione di potere aiutare i nostri clienti attuali e potenziali a realizzare tutto questo”. Intanto, il piano prevede un incremento del giro d’affari che da 40 milioni attuali arriverà a 50 a fine percorso: “i numeri anche in questo frangente non sono in grado di racchiudere tutto il messaggio” tiene però a sottolineare il direttore generale, “Il nostro settore viene da un passato di grandi volumi. Prodotti standardizzati e volumi elevatissimi. In prospettiva, la strategia che perseguiremo con forza è quella di andare ad assecondare richieste del mercato che sono numericamente meno consistenti, ma si concentrano su prodotti con caratteristiche diverse da quelle dei prodotti di massa: molte più suole assemblate e frutto di design e di una capacità stilistica importante”.

Quel target di 50 milioni, dunque, “fotografa male il concetto: saranno composti in maniera completamente diversa rispetto alla medesima cifra toccata qualche anno fa”. Questo per dire che “non siamo stati fermi, ma abbiamo operato all’interno una grande trasformazione”. E che ci sia una Ipo nel futuro non è escluso: “la proprietà è disposta a valutare diverse ipotesi – evidenzia Mucelli - non da ultimo anche la Borsa, ma ora è prematuro. Prima dobbiamo ulteriormente managerializzare il gruppo. Per la Borsa il management è fondamentale. Stiamo lavorando a questo”. E se arriverà quel momento illimity potrebbe essere un partner dell’iter: “ormai siamo attrezzati anche per affiancare progetti di quotazione su mercati emergenti. Non lo eravamo lo scorso anno, ma da questo in corso possiamo gestire mandati di questo tipo”. Mondial Suole sta anche valutando “integrazioni con fasi del processo produttivo che sono attualmente all’esterno del nostro perimetro. Cambiando il materiale plastico – spiega – viene a modificarsi anche completamente la tecnologia di stampa. Si rendono necessarie nuove competenze sia rispetto alle tecnologie, sia di soft skill. Un’operazione potrebbe essere acquisire talenti e tecnologia dall’esterno in ottica di Open Innovation”. Altro ambito di una potenziale aggregazione, quello degli stampi in alluminio, necessari per realizzare il prodotto di Mondial Suole. Altra finestra cui stare affacciati per cogliere opportunità è quella che guarda a player proprio nel campo della ecosostenibilità: “potremmo andare a verificare se qualche player è disposto a unirsi a noi. In realtà ora lo stiamo facendo con impianti che riescono a riciclare la gomma”.

Per Avesani “la sostenibilità sarà sempre di più un elemento chiave non solo per il valore che ha di per sé, ma anche dal punto di vista commerciale. Per illimity i fattori ESG sono aspetti fondamentali anche nella fase di analisi delle imprese. Durante la fase istruttoria, tra le altre cose, valutiamo anche la sostenibilità. Il made in Italy è già più sostenibile di molte produzioni realizzate al di fuori dell’Italia e dunque un elemento fondante su cui è corretto che le aziende italiane puntino. Da parte nostra ci teniamo a seguire aziende che puntano su questa tematica”. Per altro, tiene anche a ricordare, “uno degli elementi fondanti della banca è essere utili al tessuto imprenditoriale italiano”. Applicare dunque le best practise della finanza strutturata anche su dimensioni più piccole, portando analisi di carattere industriale e approcci flessibili e strutturati su operazioni di taglio medio, è nel core business di illimity.

(nella foto: Stefano Ortolano)

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