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Ovs, crescita a tre cifre per ecommerce durante lockdown. Vola il bambino

Beraldo, crescita non generalizzata e di lunga durata ma legata a nostro posizionamento pro famiglia

Ovs archivia il 2019 (chiusura 31 gennaio 2020) a 1,370 miliardi di euro e una quota di mercato dell'8,1%. L'Ebitda rettificato si è attestato a 156,3 milioni, in crescita di 12,1 rispetto all’anno precedente "grazie alla crescita significativa di entrambe le insegne concretizzatasi nel secondo semestre dell'anno (+31 milioni). Il risultato d'esercizio rettificato è di 57,7 mln, in aumento di 2,6 milioni rispetto al 2018. La Posizione finanziaria netta rettificata è risultata pari a 309,9 milioni, grazie a una generazione di cassa nell’anno pari a 65,9 milioni. Il gruppo fa sapere che è quasi concluso il processo volto al rafforzamento finanziario per fare fronte al prolungato lockdown forzato dei negozi. Gli istituti coinvolti hanno proceduto con le relative delibere. Il processo si concluderà con l’approvazione del Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze. In termini reportes si tratta si una perdita di 140,4 milioni di euro, ricavi pari a 1,374 miliardi, Ebitda di 293 milioni e un indebitamento finanziario netto pari a 1,191 mld. 

"Gli ottimi risultati conseguiti sono andati in secondo piano rispetto ai timori per gli effetti sul nostro business generati dalla pandemia. L’impatto prima sociale, poi economico, derivante dall’attuale contesto, hanno turbato le nostre vite per mesi. Tutti i negozi del Gruppo sono stati chiusi a partire dall’11 marzo" rileva l'ad Stefano Beraldo che però ricorda i passi avanti condotti in termini di digital innovation, come 'ordina e ritira entro 4 ore', on line o al telefono e 'pago dopo con Ovs' con cui il cliente può acquistare e pagare a rate in un trimestre senza addebito di spese o interessi.

Nel periodo di chiusura le vendite realizzate attraverso il canale e-commerce "hanno registrato un incremento a tre cifre, con una particolare rilevanza del segmento bambino" fa sapere Beraldo, spiegando che agli interlocutori del governo "siamo riusciti a far comprendere come l’offerta di abbigliamento per l’infanzia, dove la nostra azienda ha una quota di mercato del 20% a valore, rappresenti un bene di prima necessità, e di conseguenza abbiamo potuto far inserire l’apertura dei negozi dedicati al prodotto bambino tra quelli che hanno ricevuto l’autorizzazione all’apertura co n il decreto del 10 aprile". Con la riapertura di tutta la rete vendita dal 18 maggio, "i risultati di vendita della prima settimana sono stati molto incoraggianti e nettamente al di sopra delle aspettative. Ci attendavamo infatti una riduzione rispetto ai medesimi giorni dell’anno precedente e abbiamo invece registrato un incremento a doppia cifra. Non riteniamo tuttavia, sulla base delle informazioni in nostro possesso, che si tratti di un fenomeno generalizzato e di lunga durata. Si tratta piuttosto di un segno del nstro posizionamento orientato alla famiglia, al bambino, al 'value for money'. Cio’ ci rende meno legati all’acquisto di impulso, e meno suscettibili a variazioni repentine se non legate a fenomeni climatici".

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