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Fasce d'età, criteri geografici, codici Ateco, ferie e distacco. Le 5 proposte per ripartire da Confindustria Moda

Salvaguardare i lavoratori più anziani e più fragili; considerare la situazione epidemiologica su base territoriale; aprire uergentemetne le attività aziendali necessarie funzionali alla effettiva ripresa produttiva; evitare la chiusura totale nel mese di agosto; garantire più flessibilità nel ricorsi al distacco di personale. Sono le 5 proposte che Confindustria Moda, la Federazione di oltre 65mila aziende del tessile-moda e accessorio (585mila addetti), mette sul tavolo per ripartire nel rispetto del 'Protocollo condivisoì del 14 marzo scorso. Si tratta di "soluzioni temporanee", spiegano da Confindustria, nell'attesa che vengano velidati i test, per salvaguardare la sicurezza dei lavoratori e contemporaneamente non compromettere la sopravvivenza delle imprese. 

Innazitutto (punto 1) la ripresa andrebbe effettuata secondo una segmentazione dei lavoratori per fasce d’età per autorizzare una celere ripresa progressiva dell’attività lavorativa con l'obiettivo di tutelare i lavoratori più anziani e più a rischio, con altre patologie importanti pregresse.

Secondo, riaprire le attività con un criterio geografico, privilegiando regioni e provincie meno coinvolte dall’epidemia. Per altro, questo, sottolineano da Confindustria, "tale scelta consentirebbe a tanti territori del sud del Paese, già molto più fragili dal punto di vista del tessuto economico, di non subire conseguenze tali da pregiudicare ogni possibilità di riscatto economico per lunghissimo tempo".

Terza proposta, superare il criterio dei codici Ateco su cui sono basati i Dpcm emergenziali, considerando la complessità delle filiere. Confindustria Moda propone di cominciare ad autorizzare in via prioritaria ed urgente le attività non produttive che nei processi aziendali sono funzionali e necessarie. quali ad esempio: attività creative, modellistica e industrializzazione dei prodotti, prototipia e campionature, ricezione e controllo qualità delle materie prime e semilavorati; attività d’ufficio relative a vendite, acquisti, servizi generali e sanificazione ambienti.

Per quanto riguarda le ferie, ed è il quarto punto, gli industriali della moda propongono di un “patto per le ferie estive” -da concertare con le parti sociali attraverso gli strumenti della contrattazione collettiva nazionale o aziendale. Da discutere la possibilità anche di anticipare le ferie collettive estive (quelle normalmente collocate in agosto) al mese di maggio, o giugno, in modo che, se le attività economiche effettivamente riprendono, magari anche con maggior vigore, le aziende saranno subito pronte ed in piena efficienza, senza dover ancora scontare la classica chiusura estiva ad agosto. In secondo luogo, dare alle aziende la facoltà di ridurre le ferie continuative estive ad una sola settimana, rimandando più avanti la fruizione delle ferie “risparmiate”.

Ultimo punto, consentire maggiore flessibilità nel ricorso al distacco di personale (magari in cui perdura la crisi produttiva) all’altra, in cui la ripresa dell’attività potrebbe richiedere un temporaneo maggior impiego di personale rispetto all’ordinario. D'altra parte, fa notare l'associazione, è possibile che la ripresa delle attività produttive possa presentarsi con forti disomogeneità: a fronte di situazioni di grande tensione produttiva (magari anche solo dovuta alla ricostituzione delle scorte), vi potranno essere contemporaneamente e nel medesimo comparto produttivo altre situazioni di perdurante inattività o crisi aziendali.

 

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