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Oro da record, supera i 4.600 dollari nella corsa ai beni rifugio
Nuovo massimo storico per l’oro, che nelle prime ore di scambi supera la soglia dei 4.600 dollari l’oncia sui contratti con scadenza febbraio 2026. Il metallo giallo quota 4.596,74 dollari, dopo aver toccato un massimo intraday a 4.612,40, con un rialzo superiore al 2% rispetto alla seduta precedente.
Il rally dell’oro si inserisce in un contesto di crescente avversione al rischio, alimentato non solo dalle persistenti incertezze macroeconomiche e geopolitiche, ma anche dal deterioramento del clima istituzionale negli Stati Uniti. In particolare, pesa l’escalation dello scontro tra la Casa Bianca e la banca centrale americana. Negli ultimi mesi il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha intensificato gli attacchi al presidente della Federal Reserve Jerome Powell, accusato di non procedere a tagli dei tassi di interesse nella misura auspicata dall’amministrazione.
Nelle ultime ore il confronto ha registrato un ulteriore salto di qualità, dopo l’avvio di un’indagine penale da parte dei procuratori federali nei confronti di Powell, confermata dallo stesso in una dichiarazione rilasciata domenica sera, in relazione ai costi per la ristrutturazione della sede della Federal Reserve.
Secondo gli operatori, l’apertura di un fronte giudiziario contro il vertice della banca centrale statunitense rappresenta un elemento di forte destabilizzazione per i mercati, in quanto mette in discussione l’indipendenza della politica monetaria Usa. Questo scenario ha rafforzato la domanda di beni rifugio, con l’oro che torna a svolgere pienamente il suo ruolo di asset di protezione contro rischi politici, inflazione e volatilità finanziaria. Il movimento del metallo giallo si accompagna a un rialzo diffuso dei metalli preziosi. L’argento con consegna marzo 2026 registra un balzo superiore al 6%, riportandosi in area 84 dollari, mentre platino e palladio avanzano di oltre il 3%, segnalando un rinnovato interesse per l’intero comparto.