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Fiducia consumatori mai così alta dal 1998, cala leggermente quella delle imprese

Mameli (Intesa Sanpaolo), "testimone della crescita già passato da industria a servizi". Il rimbalzo di questi ultimi compensa minore dinamismo di altri comparti. Bene anche le costruzioni.

Migliora, inaspettatamente, la fiducia dei consumatori italiani nel mese di settembre (116,2 a 119,6), mai così alta da 23 anni, o almeno da quando Istat ha iniziato le rilevazioni, nel 1998. Quella delle imprese registra invece un leggero calo (da 114 a 113,8). L'Istituto di Statistica fotografa una situazione a due velocità anche all'interno tessuto imprenditoriale con la manifattura che subisce una contrazione contenuta (da 113,2 a 113), il dettaglio che soffre di più (da 113,6 a 106,8), mentre rimbalzano costruzioni e servizi (rispettivamente da 153,8 a 155,5 e da 111,8 a 112,3). La fiducia dei consumatori viene giustificata con un "diffuso ottimismo soprattutto sulla situazione economica generale e su quella corrente". L'industria manifatturiera vede invece "un moderato peggioramento dei giudizi sugli ordini e delle aspettative sulla produzione; le scorte sono giudicate in decumulo". 

Indicazioni miste, dunque, ma dalle quali, secondo Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo, "prevalgono gli aspetti positivi". Infatti, "le preoccupazioni per la quarta ondata pandemica in corso non sembrano aver pesato sul morale delle famiglie né su quello delle aziende che operano nei servizi". Sul fronte industriale si assiste a "una moderata decelerazione della ripresa dopo i ritmi di crescita molto elevati visti nei mesi precedenti; prosegue invece la fase di decisa espansione nelle costruzioni. Nel complesso, il testimone della crescita è già passato dall’industria ai servizi: consumi dal lato della domanda e servizi dal lato dell’offerta saranno - sottolinea Mameli - i principali motori di crescita nei prossimi trimestri".

E anche se la decelerazione in corso nel manifatturiero dovesse accentuarsi per via dell'aggravarsi dei colli di bottiglia dal lato dell’offerta (approvigionamento di materie prime e componentistica, reperimento di manodopera), tuttavia" il contributo dei servizi in precedenza soggetti a restrizioni appare tale in questa fase da più che compensare un eventuale minore dinamismo prospettico degli altri comparti: nei servizi, i margini di recupero dopo i drammatici effetti della pandemia restano consistenti". Da queste considerazioni muove la recente decisione di rivedere "al rialzo la nostra stima di crescita per il PIL italiano quest’anno, al 5,7%. Tuttavia, anche dopo la revisione, i rischi su questa stima - non manca di fare notare - appaiono chiaramente orientati al rialzo".

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