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Neuberger Berman stima Pil statunitense -10% in secondo quadrimestre, vicino al -13% del 1932

La ripresa protrebbe essere fortissima, a pagare di più le piccole imprese e posti lavoro

Nel secondo quadrimestre il Pil statunitense potrebbe calare del 10%, o più su base annualizzata, avvicinandosi di molto al crollo del 13% del 1932. La stima è di Joseph Amato, responsabile investimenti azionari di Neuberger Berman, che sottolinea come, tuttavia, "un simile declino potrebbe gettare i presupposti per una fortissima ripresa. Per chi vuole sentire buone notizie, ricordiamo che oggi la Cina, seconda potenza economica mondiale, dovrebbe essere ritornata all’80% della propria capacità". In ogni caso, evidenzia, non sarà necessario scommettere su asset rischiosi una volta che i mercati si saranno stabilizzati: "è improbabile che i mercati si diano alla fuga. In un primo momento, crediamo che vi sarà l’opportunità di realizzare un graduale ribilanciamento in direzione dei segmenti più resilienti dei mercati rischiosi, come le large cap statunitensi e il credito investment  grade. Fino a quel momento, i mercati azionari e obbligazionari avranno bisogno di più tempo per valutare i costi della crisi". Ma prima che avvenga possibilmente tutto questo, risulta "ancora difficile dire se" gli interventi a larghissimo raggio e rapidi delle bance centrali mondiali e dei governi saranno "sufficienti ad arrestare la caduta libera dei mercati azionari. Stiamo assistendo a una ricerca disperata di liquidità che rende vulnerabile qualunque strumento liquido£ evidenzia Amato. Per altro, "le tensioni non hanno risparmiato i Treasury Usa e i fondi del mercato monetario". Sarà solo "quando ci saremo messi alle spalle quest’ondata di panico di breve durata" che "potremo cercare di capire se il settore corporate prevede una flessione degli utili anno su anno nell’ordine del 20% o piuttosto del 40%. Al momento, sono molte le società che non elaborano stime previsionali perché ancora non è chiaro quando verrà raggiunto il picco del contagio da coronavirus né quali saranno le ripercussioni per le singole  aziende", fa notare l'esperto. Quel che è certo è che a pagare il conto più salato sarnno le piccole imprese a causa di uno crollo della domanda senza precedenti. E la recessione sarà devastante in termini di posti di lavoro.

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